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sabato 25 dicembre 2010

Saviano “fatti gli affari tuoi”: attacco da Torino da parte del movimento studentesco

«Saviano fatti i fatti tuoi, che a come stare in piazza ci pensiamo noi», così risuonava mercoledì la piazza di Torino, o meglio così risuonava mercoledì una delle due piazze dove ci sono state sfilate di giovani a Torino. Nel giorno della protesta studentesca, l’opposizione alla riforma Gelmini nella città sabauda si è divisa. Da una parte i ragazzi degli Studenti Indipendenti, dall’altra i ragazzi del Collettivo Universitario Autonomo. Mentre i primi hanno puntato sulla fantasia, inscenando una simbolica seduta di fronte a Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano, i secondi hanno assaltato con uova e fumogeni alcuni luoghi simbolo dell’impero industriale di Berlusconi: un’agenzia della banca Mediolanum ed una sede della Mondadori.
E’ da questo secondo corteo che sono partiti i cori contro l’autore campano, che è stato bersaglio delle critiche a causa delle sue recenti prese di posizioni nei confronti delle derive violente del movimento studentesco. «Bisogna prevenire, e in questo momento parlo al movimento, che ci sia la possibilità di criminalizzare un’altra volta con le violenze il movimento – aveva detto Saviano nel suo ultimo messaggio audio sul sito di Repubblica – e trovare strade nuove, vere, per poter costringere il governo a dare delle risposte che non siano semplicemente la repressione e la facile criminalizzazione».
Nella lettera precedente aveva affermato che «ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi» prendendosela anche con «i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo».
Il sito dei Collettivi Autonomi Universitari di Torino ha ospitato la lettera che un dottorando italiano ha inviato alla redazione di MicroMega. In questa, la condanna a Saviano è ribadita ed ampliata. L’intellettuale viene ritenuto ipocrita e colluso con le parti più retrograde dello Stato: «La ragione della condanna di Saviano è il ricorso alla violenza, e proprio per questo non ho potuto fare a meno di ricordare, per antitesi, la sua difesa pubblica, qualche mese fa, di un’altra scelta, molto più violenta: quella dei militari che, in cambio di un introito economico, partono alla volta dell’Afghanistan. Sembra quasi un consiglio ai prossimi disoccupati come me: partire per l’Afghanistan per ottenere denaro, puntando armi automatiche contro popolazioni lontane e sconosciute, sì; lanciare pietre contro i poliziotti e i finanzieri per cercare di manifestare fino al Parlamento, dove siedono i responsabili della deprimente situazione italiana, no.»
E conclude con uno sferzante j’accuse: «Saviano si confina nel qualunquismo di sinistra, che prevede accuse alla polizia infiltrata (le ridicole posizioni del Pd di ieri), dissociazione dalla violenza, che a quel punto per forza deve essere di pochi, e poi tanta fiducia in un mondo migliore.»

venerdì 17 dicembre 2010

Il Telepredicatore Saviano

Pubblichiamo un articolo di Valerio Evangelisti in risposta alla lettera di Roberto Saviano su Repubblica:
 
- Roberto Saviano ha scritto, nella sua unica opera narrativa, verità innegabili sulla camorra e sull'intreccio tra affari e malavita. Gliene siamo tutti grati. Ha però interpretato la gratitudine collettiva come un'autorizzazione a predicare sempre e comunque, anche su temi di cui sa poco o niente.
Ecco che, su "Repubblica" del 16 dicembre, rivolge una "Lettera ai giovani" firmata da lui e, curiosamente, dall'agenzia che tutela i suoi diritti letterari. E' un'invettiva, a tratti carica di odio, contro i "cinquanta o cento imbecilli" che martedì scorso si sono scontrati a Roma con le forze dell'ordine che bloccavano il centro cittadino.
La lettera appare il giorno stesso in cui un gruppo di manifestanti è processato per direttissima. Preferisco pensare che sia un caso, anche se tanta tempestività potrebbe sembrare sospetta. Non dimentico che, solo pochi giorni dopo l'attacco a Gaza e il suo migliaio di morti, Saviano era in Israele a tessere l'elogio di quel paese intento a difendersi dai "terroristi", analoghi ai camorristi che minacciano lui.
Ma lasciamo correre, e lasciamo correre anche la connessione tra nazionalismo basco e traffico di droga, che lo stesso governo spagnolo dovette smentire.
Veniamo agli scontri di Roma. E' proprio sicuro, Saviano, che i dimostrati fossero cinquanta o cento? Per di più vigliacchi, piagnucolosi, descrivibili come "autonomi" o "black bloc" intenti a imporre la loro violenza - che a suo dire li diverte - alla folla passiva e terrorizzata del corteo? Oltre a parlare in tv, dovrebbe ogni tanto guardarne le immagini. In questo caso avrebbe notato una folla ben più numerosa, e una manifestazione tutt'altro che pronta a sbandarsi in preda alla paura. Così come avrebbe rilevato, nei giorni precedenti, episodi del tutto analoghi a Parigi, ad Atene, a Londra e un po' in tutta Europa. "Autonomi" e "black bloc" anche laggiù?
Ciò porterà, dice Saviano, a una limitazione degli spazi di libertà. Non considera che la libertà era già stata circoscritta, con cordoni tesi a proteggere i palazzi del potere da chi quel potere contesta. I dimostranti avevano annunciato che non si sarebbero lasciati imporre alcuna "zona rossa". Così è stato, nel preciso momento in cui si veniva a sapere che un governo discreditato aveva ottenuto la fiducia per pochi voti, grazie a espedienti inconfessabili. Una presa in giro per giovani che non scorgono alcun futuro, e vivono sulla loro pelle le conseguenze umilianti di pseudo-riforme modellate sulle esigenze dei privilegiati.
La reazione è stata di rabbia. Come poteva non esserlo? Solo chi vive fuori dal mondo potrebbe attribuirla all'azione di "cinquanta o cento" imbecilli innamorati della violenza.
Saviano, è noto, deve muoversi sotto scorta. Prima di lanciarsi in ulteriori predicozzi farebbe meglio a chiedersi se non si stia amalgamando alla scorta stessa, facendone propria la visione del mondo. Al punto da denigrare chi già subisce umiliazioni quotidiane, e di dire a chi detiene il potere ciò che ama sentir dire. Con tanto di menzione dell'agenzia letteraria, a tutela del copyright.
Valerio Evangelisti - da infoaut.org

http://www.nuovasocieta.it 

giovedì 16 dicembre 2010

Lettera a Saviano sulla violenza

di Marco Assennato

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Quello che scrivi è grave. Nel senso di pesante. Bolso. E lo scrivi male. Penso che le parole siano innanzitutto un problema di posizione. Se le scrivi o le dici dal posto sbagliato arrivano storte. E poi, di conseguenza, danno forme a pensieri, concetti. Sono punti di vista. Ora scrivi: «Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere». Appunto. Vuoi rileggere per favore? ti pare normale? La prima e la seconda frase ti sembrano uguali e contrarie? a me no. Oppure: «Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti». Vecchia storia, certo, ho ancora la puzza di lacrimogeni di piazza Alimonda addosso. T'assicuro. Ma vuoi rileggere? dov'è la parte strana?
Che dici continuo? e allora scrivi: «Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento. Ci sarà la precisa strategia di evitare che ci si possa riunire ed esprimere liberamente delle opinioni». Appunto. Ancora. Rileggi. Che manca, dov'è la parte pericolosa? Che c'entra che qualcuno voglia dirsi anarchico, vestirsi in un modo o in un altro, dire stupidaggini?
Sai io ci sono passato da quelle strade. Tante volte. Sempre col volto scoperto. Ho scelto così e così ho fatto. Ho ragionato, e m'è costato fatica, di nonviolenza e rivolta. Non ho mai voluto fare il militare. Mai impugnato un'arma. E neppure lo farò. E così ne ho discusso con gli altri, da pari a pari, indipendentemente - anzi di più: contro - le bandiere, le definizioni, e i colori. Ogni volta che l'accanimento di cui parli è stato tirato addosso a me e ai miei fratelli e alle mie sorelle, vi abbiamo opposto il rifiuto di diventare come chi ha sparato, picchiato, arrestato. Ogni spazio collettivo costruito dalla moltitudine che fa il nostro corpo, è stato tanto più sicuro, quanto più debole. Non "organizzato", Saviano. No. Gioioso. Ci poteva stare e può starci ancora, una donna incinta. Che porta la vita. Indice del nostro agire. Ma ogni volta, è stato raccontato come oggi lo racconti tu. Davvero non la vedi la vita in quello che succede?
Ora è questa vita che, da troppo tempo, vogliono negare. Se dici a un'altro non puoi vivere, quello ti ride in faccia. Se lo costringi a non vivere ti viene addosso. Così è. Ma la cosa per me più grave di quanto scrivi tu è, come t'ho detto, il punto da cui parli.
Ho sempre pensato si debba avere rispetto dei fatti collettivi. Gli spazi di soggettivazione politica sono di chi li anima. Sono, per fortuna, autonomi. E se in questo c'entrano gli anni settanta - oooo che spauracchio che agiti! - beh, ben vengano! Sono stati anni come gli altri. Con idee giuste e sbagliate, come gli altri. Ma lascio a te questo sguardo indietro da caccia alle streghe. Secondo me le streghe non esistono. M'interessa dirti: chi parla da fuori - perchè costretto, non per scelta certo - vede storto. C'è più dolore, più rabbia, più fatica dentro quello spazio di quanto tu possa vederne. Lascia a loro la possibilità di discutere e decidere. E lascia a noi tutti la possibilità di non confrontarci con l'ennesima moralina. Se sfasci un bancomat, tiri calci a una camionetta, accendi roghi poi ti prendi le botte. Ma è così? ma sei matto o cosa? se vesti discinta ti meriti di esser violentata? è questo il ragionamento? Cos'è il manifesto del burqa in versione politicamente corretta?
C'è da una parte camionette e pistole, lanciarazzi e tute antisommossa, manganelli, Stati nazione, sovranità, governi, e dall'altra una moltitudine di vita, armata di pezzi di strada, sassi, utensili artefatti ricavati da una vecchia città. Ti pare simmetrico? a me no. Neppure se moltiplichi un polo sull'altro. Mille e mille ragazzi con caschi e fuochi e uno solo con la pistola, la camionetta e la bandiera italiana. Un ragazzo dice: vi odio, e minaccia sfaceli. Un ministro dice, scandendo: repressione. è simmetrico? è ugualmente grave? l'uno chiama l'altro? secondo me no. Io so, lo vedo, qual'è la parte mia. E allora senza moralina, al più posso prendere parte o no.
La minigonna, caro Saviano, non produce Jack lo Squartatore. Mille fuochi non producono pistole. La moltitudine non produce schegge impazzite di sovranità. Si tratta, al massimo, del contrario. Poi, che tutta questa storia possa raccontarsi in modo da far fumo, che si voglia evitare di vedere il collasso d'una politica postdemocratica e postrepubblicana, assassina e disperata, beh da oggi è affare tuo. Non mio. Non nostro. E non c'entra la rabbia. C'entra la gioia. La gioia di riprendere a declinare la vita al futuro. Lo puoi capire questo? da dove scrivi tu, forse no.