martedì 10 aprile 2012

La Russia gay in lenta rivolta contro Putin


La comunità LGBT russa non ci sta a sottostare a una legge che la obbliga a rimanere nascosta, a non manifestare, e che equipara l’omosessualità alla pedofilia.

Per questo sono in corso manifestazioni di dissenso di ogni tipo e su ogni fronte, soprattutto a Mosca e a San Pietroburgo, dove gli attivisti più coraggiosi stanno rischiando la loro libertà per far tremare il governo nazionale e sensibilizzare i cittadini.

Ecco che sembra di essere tornati ai tempi della repressione nazifascista, per noi, o della vecchia URSS, per loro. Si incontrano segretamente in luoghi chiusi, per dibattere o organizzare piccole manifestazioni. Ma in piazza ci mettono la faccia, espongono cartelli, frasi e distribuiscono volantini, spiazzando completamente la polizia.


Qualcuno ha già subito gli effetti delle legge “anti-gay”. Due manifestanti sono stato arrestati a San Pietroburgo perché sostavano vicino a una scuola: potevano influire negativamente sui ragazzi minorenni dell’istituto con i loro messaggi. Ma le proteste sembrano non fermarsi e la comunità LGBT russa è sempre più compatta nell’opporsi a Putin, un presidente che ha scelto di gestire il dissenso in maniera semplice, dichiarandolo direttamente illegale.

La situazione appare chiaramente degenerata agli occhi degli organismi umanitari internazionali. Le aggressioni e gli omicidi a sfondo omofobico sono drasticamente aumentati in Russia nelle ultime settimane e questo dato non deve sfuggire al governo del paese.

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