diLuca Pistone. Scritto il 13 marzo 2013 alle 7:00.
La corte costituzionale della Colombia,
tramite una sentenza, ha voluto mandare un chiaro messaggio alla
procura generale della nazione: le coppie dello stesso sesso
“costituiscono una famiglia” e i loro diritti economici sono
“immutabili”. Il procuratore generale Alejandro Ordóñez aveva chiesto alla Corte di
dichiarare la nullità delle sentenze che riconoscono questi diritti
alle coppie omosessuali. Secondo i media locali, la corte ha apertamente parlato del
disappunto di Ordóñez circa le sentenze emesse da più tribunali del
paese per tutelare i diritti delle coppie gay, senza però presentare alcun argomento giuridico rilevante. La Corte costituzionale ha inoltre avvertito il congresso che entro
il giugno 2013 dovrà essere formulata “una legge sulla tutela sociale e
civile delle coppie omosessuali, i cui diritti sono immutabili”. Allo stesso modo, la Corte ha dichiarato che l’unione tra coppie gay
costituisce “un tipo di famiglia tutelata dai principi derivati dalla
costituzione”.
UN NUMERO VERDE PER L'INCOMING PALERMO PRIDE 2013
Gli operatori sono a vostra disposizione con le speciali offerte
Palermo Pride, pacchetti vacanza e tariffe scontate per il vostro
soggiorno dal 14 al 23 giugno. Per informazioni e prenotazioni su
alberghi, b&b, trasporti, servizi di biglietteria aerea, ferroviaria
e marittima e di transfert da e per l'aeroporto di Palermo, ed ogni
assistenza relativa all'incoming dall'Italia e dall'estero.
Numero verde per SERVIZIO INCOMING Palermo Pride 2013 :
Il Presidente della Regione Rosario Crocetta ha annunciato ieri il
patrocinio al Pride nazionale di Palermo. La collaborazione con la
Regione accresce il percorso di costruzione del pride, avviato mesi fa
con il Comune di Palermo. Al termine della parata del pride 2012, è
stato proprio il sindaco Orlando a lanciare la candidatura della città a
sede del pride nazionale.
Le istituzioni, Regione e Comune di Palermo, concorreranno alla
realizzazione di un evento storico: il Pride più a sud d’Europa come lo
ha definito il Presidente del Parlamento europeo Martin Shultz, nel
manifestarci la sua vicinanza. La sinergia di tutte queste istituzioni
con le associazioni nazionali e territoriali che stanno organizzando il
Pride a Palermo è un fatto unico nel panorama nazionale, che renderà
ancora più forte questo appuntamento nazionale per i diritti civili.
Come Coordinamento Palermo Pride siamo molto soddisfatti.
BAGHERIA-CASTELDACCIA,
TRENT’ANNI DOPO DI NUOVO IN MARCIA CONTRO LA MAFIA Palermo, 9 febbraio
2013 Martedì 26 febbraio 2013, i giovani, i loro genitori, nonni,
fratelli e sorelle di Bagheria e Casteldaccia torneranno a marciare come
trent’anni fa (26 febbraio 1983, contro il terrore scatenato dalla
seconda guerra di mafia), per ribadire che le mafie sono indebolite ma
non sconfitte e cancellate. La rivolta morale e civile continua con la
marcia delle nuove generazioni consapevoli e portatrici di una nuova
antimafia più ampia e trasversale. Esse
raccolgono e rilanciano una memoria condivisa di quei tragici fatti del
“Triangolo della morte” e lanceranno il loro monito alla classe
dirigente perché ogni suo legame economico, sociale, istituzionale,
politico, con le mafie sia spezzato. Per martedì 26 febbraio 2013, alle
ore 9, su proposta del Centro Studi Pio La Torre, di intesa con la rete
delle scuole “Bab el gherib”, e l’adesione della Chiesa, dei sindacati,
del mondo dell’associazionismo e delle amministrazioni comunali, si
terrà il concentramento degli studenti, docenti e cittadini nel piazzale
davanti la scuola Cirincione di Bagheria, da dove, come trent’anni fa,
il corteo si snoderà sino alla Piazza Matrice di Casteldaccia,
attraverso la via dei Valloni, allora via di fuga dei killers e dei
latitanti mafiosi. A
conclusione della marcia parleranno brevemente i rappresentanti degli
alunni delle primarie, delle medie e delle superiori di Bagheria e
Casteldaccia che simbolicamente raccoglieranno il testimone dei
protagonisti della marcia di trent’anni fa. Alla marcia saranno invitati
a partecipare i rappresentanti istituzionali dello Stato, della Regione
e della Provincia. Hanno sinora aderito: la
rete delle scuole “Bab el gherib", le parrocchie locali, i sindacati
locali della Cgil, Cisl, Uil, Confindustria Sicilia, la Provincia
Regionale di Palermo, le amministrazioni comunali di Altofonte,
Altavilla Milicia, Bagheria, Baucina, Blufi, Caltavuturo, Campofelice di
Roccella, Casteldaccia, Castellana Sicula, Ganci, Geraci Siculo,
Palermo, Petralia Sottana, Pollina, San Cipirello, San Giuseppe Jato,
San Mauro Calstelverde, Santa Flavia, Scillato; COOP Sicilia, Libera Palermo; la
consulta giovanile di Altavilla Milicia, l’ O.N.V.G.I. di Altavilla
Milicia, le associazioni di Bagheria: Ada, Agape, Agesci Bagheria 1,
Amnesty International Bagheria, Antigone, Antiracket e Antiusura
Bagheria, A Testa Alta, Articolo Tre Palermo, Auser Bagheria, Baghera, Bagheria Bene Comune,
Bagheria IN PROGRESS, Casa dei Giovani, Coop. Sociale "Lavoro e
Solidarietà", Dyapason, Fillea Bagheria, Gruppo Scout Assorider,
Assoraider - Scout del Mare Delegazione di Aspra, Il Gabbiano, I ragazzi
di 3P Padre Pino Puglisi, Moderazione, Natura e Cultura, Noi Cittadini,
Nuovi Bagheresi, Spi, Unione Coltivatori Italiani, WWF Bagheria. Le
associazioni di Casteldaccia: Agriambiente, Arterapia Onlus, Ass. Naz.
Sez Bersaglieri Casteldaccia, Auser Casteldaccia, Casteldacciablog,
Confeuro, Consorzio di filiera olivicola sicilia , Futuro Solidale,
L’Arsenale delle apparizioni, Librido, Patronato Labor, Vivere
Casteldaccia, Associazione Culturale Arché di Villabate, Le
associazioni universitarie RUM, RUN, UDU
Carlo tu sei il
presidente di Articolo Tre Palermo. Ti andrebbe di dire, per chi ancora non
dovesse conoscervi, in cosa consiste la vostra associazione?
L’ associazione
Articolo Tre nasce nel 2006; si batte per i diritti di lesbiche, gay,
bisessuali e trans, svolgendo un lavoro prevalentemente politico-culturale di
sensibilizzazione della cittadinanza in generale e in particolare di partiti,
movimenti, associazionismo vario, istituzioni, mondo della scuola,
principalmente attraverso l’organizzazione di dibattiti, seminari, rassegne
cinematografiche, spettacoli teatrali, mostre, manifestazioni pubbliche.
di Luigi Carollo
A proposito del finanziamento di 10mila euro stanziato dal Consiglio
Comunale a favore del Palermo Pride 2013, il Presidente di Giovane
Italia, Davide Gentile (non sempre nomina sunt consequentia rerum)
dichiara: "Questo finanziamento, in un periodo nel quale le casse del
comune sono quasi vuote, è un offesa all’inte
ra
città dove non si trovano i soldi per le più elementari manutenzioni,
le iniziative culturali e la promozione del turismo. Quei 10 mila euro
dovrebbero essere spesi per Palermo e le sue famiglie in difficoltà, non
certo per una sfilata gay che non trova il favore di tutta la
cittadinanza".
Al signor Gentile sfuggono evidentemente un paio di particolari:
1) il finanziamento non è per la "sfilata" bensì per il Pride inteso
come evento. Esso è, quindi, a tutti gli effetti, destinato ad una
iniziativa culturale. Se, oltre a dichiarare stupidaggini ogni 12 mesi
per approfittare della visibilità del Pride (avete notato che nessuno si
occupa di Giovane Italia tranne quando se la prendono con gay lesbiche e
trans?) Gentile si degnasse di osservare il Pride da vicino, sarebbe a
conoscenza della grande quantità di spettacoli teatrali (da Emma Dante
ai lavori dei gruppi teatrali lgbt sordi) e di concerti e di convegni
che caratterizzano il Pride ed il percorso "Verso il Pride" che dura
parecchi mesi. Mesi di proposte culturali e di dialogo politico con la
città; a differenza delle buffonate come il finto matrimoniogay
organizzato dal gruppo del signor Gentile ed evaporato nell'arco di
pochi minuti. E non sono in grado di dire con quale vantaggio culturale.
2) Il Pride del 2013 sarà Nazionale, il che significa che porterà nella
nostra città turisti e turiste da tutta Italia e, speriamo, anche dal
mondo. Investire sul Pride E' promozione turistica!. Certo, non
all'altezza della promozione rappresentata da Mafia e Bunga Bunga. E di
questo ci scusiamo col signor Gentile.
3) Compito delle Istituzioni
comunali non è quello di finanziare "ciò che trova il favore di tutta la
cittadinanza", come erroneamente sostiene Gentile. Anche perchè non
esiste NULLA che abbia questa caratteristica. A meno che la cittadinanza
nel senso inteso da Gentile non sia solo quella di "maschi nati a
Palermo eterosessuali maschilisti e magari di Destra". Il Comune
amministra a nome di TUTTE le cittadine e di TUTTI i cittadini, dando a
ciascuna/o le risposte di cui necessita e fornendo agibilità politica ad
iniziative che mettono al centro vertenze, diritti negati, elaborazioni
sociali e politiche. E' l'insieme dell'intera azione
dell'amministrazione comunale che deve fare in modo di "trovare il
favore di tutta la cittadinanza" e non il singolo evento. Altrimenti il
Comune potrebbe stare fermo in eterno, dato che non esiste nulla che si
rivolga contemporaneamente a tutte/i e che soddisfi i bisogni di
tutte/i.
4) Con l'ultimo punto sorprenderò certamente il signor
Gentile: si, penso anche io che sia dovere del Comune trovare e spendere
fondi per le famiglie in difficoltà, per le/i disoccupate/i, per chi
vive condizioni di disagio, per gli studenti e le studentesse, per
garantire servizi alle persone migranti. A differenza del signor Gentile
io non ignoro l'esistenza di persone bisognose di tutele (e tra queste
ci sono anche le persone omosessuali lesbiche e trans, che questo
piaccia o meno a Gentile... e non perchè lo dico io, ma perchè è
l'Unione Europea stessa a pretendere dai paesi membri azioni concrete a
tutela dei diritti lgbt). E noi che organizziamo il Pride, per nostra
cultura e per nostra pratica politica, non ci accontentiamo dei fondi
direttamente messi a disposizione del Pride, ma riteniamo che la tutela
dei nostri diritti non possa essere reale e piena se essa non "agisce"
all'interno di una azione inclusiva di TUTTE le differenze ed a tutela
di TUTTE le forme di disagio economico e sociale. Noi non dimentichiamo
l'esistenza degli "Altri" ed il nostro Pride è sempre stato e sempre
sarà la casa di tutte le vertenze sociali che in esso vorranno
riconoscersi. Non ci sfreghiamo le mani per i fondi concessi a noi e non
stiliamo graduatorie tra disgraziati: i soldi spettano PRIMA ai
soggetti X e solo dopo ai soggetti Y. Questo linguaggio lo lasciamo a
chi ha bisogno di diffondere la cultura della guerra tra poveri per
conservare tutti i propri vantaggi sociali. Quindi mi unisco anche io al
signor Gentile nel chiedere al Comune di non dimenticare nemmeno una
singola persona in difficoltà. E questo penso la dica lunga sulla
differenza culturale e politica tra "noi" (che militiamo nei movimenti
lgbt) e "loro" (i ragazzi di Giovane Italia).
Dichiarazione di Carlo Verri, Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo
Oggi il Comune di Palermo ha aderito con una delibera di Giunta alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere),
dimostrando così di voler dar corso all'impegno preso sin dalla
campagna elettorale di attuare, nel territorio comunale, politiche
finalizzate al superamento della situazione di discriminazione in cui
versano le minoranze LGBT. L'atto
odierno non ha una valenza solo simbolica, perché in un Paese come il
nostro, in cui manca un quadro di riferimento nazionale per le politiche
LGBT, per le amministrazioni locali che vogliono agire in questo
settore è fondamentale lo scambio di esperienze e buone pratiche che può
avvenire attraverso strumenti come la rete RE.A.DY.
Tra il 1° dicembre "Giornata mondiale della lotta contro l'Aids" ed il 10 dicembre "Giornata internazionale per i diritti umani"
il CircoloArci NZocché e l'Associazione Omosessuale ArticoloTre
presentano un video documentario che racconta un'altra storia sull'AIDS introduce : Vincenzo Rao
Giovedì 6 dicembre H. 17.30
NZocché Circolo Arci
Via Ettore Ximenes 95 - Palermo
Il 23 aprile del 1984 il Governo Usa annunciava che il ricercatore
federale Dr. Robert Gallo aveva scoperto la probabile causa dell’AIDS:
un virus. Nonostante non fosse stata presentata una prova o dei dati
scientifici a sostegno di quella affermazione, il giorno seguente i
notiziari ed i media internazionali iniziarono a riferire del virus
dell’AIDS come un dato di fatto: “la peste dei gay e dei drogati”.
L’informazione sul tema fu così allarmante ed angosciante da
terrorizzare la popolazione mondiale, cambiando radicalmente visioni,
stili di vita, relazioni sociali e riscrivendo l’intera storia di
milioni di persone. Quella data, il 23 aprile del 1984, segnò una cesura
epocale: la fine di un mondo e l’inizio di un altro, quello prima
dell’AIDS e quello dopo l’AIDS.Da anni, ormai da oltre un decennio, un
movimento di medici, di ricercatori indipendenti, di scienziati, tra i
quali alcuni premi Nobel, di emeriti professori universitari, di
virologi e di infettivologi, di giornalisti investigativi e di
diagnosticati sieropositivi, mette in dubbio il paradigma HIV=AIDS e
sfida l’idea che un virus sia la causa di quella malattia. Test
diagnostici inattendibili che non identificano un virus specifico ma la
presenza generica di anticorpi, parametri di valutazione degli stessi
che non hanno standard comuni ma variano a seconda delle case
farmaceutiche che li producono e, cosa ancora più difficile da
comprendere da un punto di vista scientifico, a seconda dei criteri di
valutazione stabiliti nei singoli Paesi (paradossalmente, basta superare
un confine di Stato per avere una sieroconversione), 12 differenti modi
di interpretare l’AIDS la cui definizione è mutata nel corso degli
anni, incidendo sulla crescita esponenziale del numero di casi.
Valutazione della carica virale attraverso una tecnica che il suo stesso
inventore e premio Nobel nel 1993 ha sempre sostenuto non servire per
contare virus nel sangue. Cure che non curano ma che uccidono, meno,
fortunatamente, e molto più lentamente di quanto ha fatto l’AZT sino
alla prima metà degli anni 90, quando era usato in monoterapia ad alto
dosaggio. Immunodeficienza come conseguenza degli effetti tossici dei
farmaci retrovirali e non di un virus. Persone diagnosticate positive
che hanno rifiutato le terapie, o che le hanno interrotte dopo anni di
bombardamento chemioterapico, che vivono in perfetta salute. Numeri,
statistiche e cifre sui casi di infezione nel mondo gonfiati a
dismisura, manipolati dall’OMS e dall’UNAIDS. Intere aree del pianeta,
quelle più povere e che rappresentano il 90% dei casi di AIDS nel mondo,
in cui la malattia è diagnosticata senza alcun test HIV o, laddove è
disponibile, attraverso test rapidi non utilizzati nei Paesi occidentali
per la loro provata inattendibilità. Queste le tesi controverse di
coloro che vengono definiti “negazionisti” e “complottisti”.
“1°DICEMBRE: UN INGANNO GLOBALE?” è una iniziativa che si propone di
esplorare il possibile “altro lato dell’AIDS”, cioè di conoscere,
attraverso un collage di tre diversi documenti video, tesi scientifiche e
storie che difficilmente troveremo nelle prime pagine o nei titoli
dell’informazione mainstream. Una iniziativa che non pretende di dare
risposte o di fornire verità “alternative” ma che vuole sollecitare una
analisi critica ed una riflessione collettiva su un tema, HIV/AIDS, che
dopo quasi trent’anni continua ad avere molte zone opache, non solo di
natura scientifica, e troppi interrogativi senza risposte. Forse,
ovunque sia la verità, l’AIDS può essere considerato il paradigma di
cosa siano diventate oggi la salute e la malattia: un mercato in
continua espansione in cui i consumatori sono i malati, i beni di
consumo i farmaci, e la pubblicità l’informazione. Un complesso
intreccio di interessi economici capace di manipolare la ricerca e la
verità scientifica, i numeri e le statistiche, le scelte politiche in
materia di salute pubblica di intere nazioni e, con esse, la vita ed il
benessere di milioni di persone
Un
ragazzo di 15 anni si è suicidato nella notte di ieri. Quel ragazzo era
omosessuale; ed a quanto pare lo era senza paura e senza vergogna. La
morte di una persona è sempre una notizia triste. Ancora di più lo è un
suicidio. E mette molta più angoscia quando a suicidarsi è un/una
adolescente. Esprimo la mia massima solidarietà e vicinanza affettuosa a
quanti/quante volevano bene a quel ragazzo. E sui/sulle quali peserà,
per chissà quanto tempo, un dolore aggravato dall'impossibilità di
accettare che si possa morire a 15 anni. I genitori non possono
elaborare la morte dei figli. Gli amici, le amiche, i compagni di scuola
non possono rassegnarsi al fatto che la vita possa concludersi quando è
appena iniziata. Ma tutti gli altri, tutte le altre (perdonatemi la
franchezza) no, oggi non li capisco proprio. Soprattutto il Movimento
Lgbt romano e i/le militanti che si accodano ad esso. Per quanto ne
comprenda l'origine nel dolore per un fatto che abbiamo visto accadere
tante, troppe volte e dinanzi al quale, da militanti appunto, ci
sentiamo feriti ed impotenti, trovo sinceramente poco nobile la
manifestazione organizzata a Roma. Trovo poco nobili i comunicati stampa
di Marrazzo e delle associazioni Lgbt. Trovo anche abbastanza ridicolo
il proliferare di macchie rosa su Facebook. Perchè Davide amava il rosa.
Mi fa raggelare il sangue che, a distanza di meno di 24 ore, persone
che certamente non hanno mai visto nè conosciuto Davide, siano già così
orgogliosamente portatori di certezze assolute. Era omosessuale. Si è
suicidato. Quindi è ovvio che si è suicidato perchè era omosessuale. E,
altrettanto ovviamente, la colpa è dei compagni che lo prendevano in
giro. Delle professoresse che non capivano il suo smalto rosa. Forse
anche di una famiglia che non lo supportava. Ma non provate un
minimo di vergogna? Di pudore? Di senso della serietà e della
compostezza? Non vi sentite come avvoltoi che si avventano su un corpo
e, senza alcun rispetto, "politicizzano" un lutto, un dolore, una
tragedia personale di cui ancora si conosce troppo poco? Sono molte le
ragioni per cui trovo politicamente ignobile (lo ripeto, con tutto il
rispetto per la buona fede di chi sente il bisogno di condividere il
proprio sgomento e la propria tristezza) le modalità con cui il
Movimento Lgbt, in questa come molte altre occasioni, affronta il
delicatissimo tema del suicidio di adolescenti. Provo ad esporle, non
per cinismo o menefreghismo, ma perchè chi fa Movimento ha il dovere di
pensare, elaborare, fare politica. E non di correre all'inseguimento del
dolore come il peggior giornalismo morboso e gossipparo. 1) Non
conosco nessuno che sia in grado di spiegare il suicidio. Soprattutto
quando ti uccidi da adolescente. Fare il processo alle intenzioni,
soprattutto quando non si è nemmeno conosciuta la persona, è
superficiale e vergognoso. Mi spaventano le certezze di chi sembra
sapere senza alcun dubbio quale sia il limite che separa il dolore per
l'essere discriminati/e dal desiderio di morire. Si può essere
omosessuali, insultati, discriminati; e si può morire; senza che vi sia
un rapporto di causalità tra le due cose. 2) Davide è morto. Questo
rende impossibile sapere se e quanto sia felice di essere usato come
simbolo. Per di più, aveva solo 15 anni. Portare in piazza la certezza
che si sia tolto la vita perchè "gay" significa congelare il suo ricordo
non come ragazzo di 15 anni, con tutta la complessità ed il dolore e le
gioie e le paure dell'essere adolescenti, ma semplicemente ed
unicamente come "gay". E questo, quando lo si fa a proposito di una
persona che non ha materialmente avuto il tempo nè gli strumenti per
elaborare e codificare la propria "identità", mi pare francamente
aberrante da parte di un Movimento. 3) Consegnare al mondo le storie
dei compagni di scuola di Davide come storie di colpevoli, omofobi,
veri responsabili del suo suicidio è un'azione oscena. Così come lo è
l'additare quella professoressa che ha avuto da ridire sullo smalto rosa
di Davide. Forse lo ha fatto perchè è cattiva e omofoba; o forse lo ha
fatto per proteggere Davide da un ambiente che non era in grado di
elaborare e comprendere ed accettare il suo smalto rosa. La scuola non è
in grado di insegnare cosa significhi essere gay; non da strumenti ai
ragazzi ed alle ragazze nè tanto meno alle/agli insegnanti. Il tema
della differenza non esiste affatto. Se non grazie alla buona volontà
(privata) di qualche insegnante. Ed a 15 anni è troppo forte il peso di
cosa significhi essere maschio ed essere femmina; è troppo forte il peso
della necessità di apparire "normali" e di costruire il senso di questa
"normalità" attraverso lo sfottò di chi a quella "normalità" si
sottrae. Ci andrei molto piano prima di usare le parole "si accertino i
responsabili". 4) Perchè sono le associazioni Lgbt a scendere in
piazza e ad organizzare manifestazioni? Con quale diritto? Per
manifestare cosa? Per rispettare ed onorare l'omosessualità di Davide?
Poco più di un mese fa, a Palermo, una ragazza è stata uccisa dall'ex
fidanzato della sorella. Geloso della sua ex, era andato a trovarla per
ucciderla, ma la sorella le ha fatto scudo col proprio corpo. Un caso
tristissimo di violenza su una donna; per ragioni di rapporti di forza
legati al "genere"; umanamente, socialmente e politicamente un
"Femminicidio". Eppure le compagne dei Movimenti delle donne non hanno
organizzato alcunchè. E con intelligenza e grande senso di opportunità
si sono accodate (senza pompa magna) alla fiaccolata organizzata dalle
compagne e dai compagni di scuola di Carmela. Che hanno onorato la loro
amica ricordandola in base al loro affetto, ai loro sentimenti
personali. Non hanno manifestato per difendere la sua "ragazzità" o il
suo essere "donna uccisa". Hanno manifestato per ricordare Carmela.
Senza sigle o striscioni o tessere che "inchiodassero" Carmela a
qualunque rappresentazione simbolica. Al posto del Movimento Lgbt romano
avrei atteso che accadesse lo stesso. Ed avrei compostamente
partecipato ad una manifestazione organizzata da chi voleva bene a
Davide e lo celebrava per TUTTO quel che era. Trasformarlo in simbolo di
una tessera, di uno striscione di Movimento, di una battaglia
"politica" è, a mio parere, un atto di sciacallaggio gravissimo. 5) E
questo vale in genere. Sono realmente stufo di un Movimento sociale e
politico che si dimostra sempre di più capace solamente di investire
sulla morte, sulle offese, sullo status di vittima. Un Movimento che si
scaglia senza nemmeno riflettere su ogni atto di violenza, di
discriminazione, di morte ergendoli a simboli di una battaglia culturale
e politica. A quanto pare, dai racconti delle persone vicine, Davide
era dichiaratamente omosessuale. Ed amava vestirsi e truccarsi in modo
anticonvenzionale. A 15 anni. A scuola. In un'età e dentro un ambiente
condannati a celebrare il trionfo del maschilismo e della convenzione.
Ecco, un Movimento serio manifesterebbe per Davide e per i ragazzi e le
ragazze coraggiosi/e come lui MENTRE SONO VIVI/E. Un Movimento serio
dovrebbe investire sugli atti di coraggio, sugli atti di gioia, di piena
affermazione di sè. Non sulla morte. Si dovrebbero organizzare
Manifestazioni per celebrare ogni coming out, ogni atto con cui ragazzi e
ragazze e uomini e donne spiegano al resto del mondo il loro orgoglio e
la loro mancanza di paura; un Pride per ogni piena e gioiosa
affermazione di sè. Questo è il vero antidoto alla violenza ed
all'omofobia: andare in piazza per celebrare ogni singola vittoria.
Utilizzare come simboli le vittime, invece, serve solo (a mio parere) a
propagandare una cultura della sconfitta o, ancora peggio,
dell'ineluttabilità di questa sconfitta. 6) E questo è il motivo più
grave che consegno alle vostre riflessioni. Siamo proprio sicuri/e che
il Movimento Lgbt sia autorizzato ad usare le parole "lo hanno ucciso"?
Come se non avesse alcuna responsabilità? Come sei i carnefici fossero
solo altrove? Non siamo responsabili un po' anche noi, che di quel
Movimento facciamo parte? Avere rinunciato a qualunque forma di
elaborazione sui modelli culturali, avere preferito diventare sponsor di
un'unica modalità di essere gay o lesbica (è sufficiente guardare film o
leggere riviste per capirlo... e dopo averlo fatto raccontatemi quante
"rappresentazioni" dell'essere omosessuale conoscete), essere costanti
produttori di un linguaggio sprezzante verso le "checche", gli
"effeminati", le "passive" (ovviamente declinato al femminile, per
raddoppiare l'offesa), l'essere spesso complici di una cultura
maschilista che ci porta ad esaltare i rapporti sessuali come
"rappresentazione" di rapporti di forza e/o ad umiliare il "femminile"
impossessandocene e storpiandolo (tra noi ci chiamiamo e ci indichiamo
spesso al femminile), l'avere infine ridotto il Movimento a soggetto che
teorizza una "normalizzazione" di fatto inseguendo esclusivamente temi
come Matrimonio, Adozioni, Famiglia e con slogan patetici del tipo
"anche noi siamo in grado di amare, quindi anche noi meritiamo Diritti" e
con la parola "Uguaglianza" che ha sostituito la parola "Differenza"
come parola d'ordine... con tutto ciò siamo proprio sicuri che Davide
"lo abbiano" ucciso? O forse sarebbe più serio, più civile, più politico
assumerci le nostre responsabilità come Movimento dicendo che "lo
abbiamo ucciso" anche noi? Ecco, se il Movimento Lgbt romano andrà in
piazza per dire queste cose, sarò prontissimo ad ammettere di aver
sbagliato. Se non sarà così, spero che almeno in privato li colga quel
senso di vergogna che pubblicamente non sembrano in grado di mostrare.
La vita sessuale ed affettiva delle persone con disabilità è
un tema messo sotto silenzio, su cui si addensano veti, imbarazzo,
equivoci, ignoranza e pregiudizi.
Ancora oggi sono negate in molti casi le legittime aspirazioni alla
felicità di quasi due milioni di cittadini e cittadine italiani con
disabilità, che non possono quindi auto-realizzarsi e vivere la propria
vita in pienezza e responsabilità.
Grazie all’opera di alcune organizzazioni del privato sociale e di
una serie di iniziative individuali, spesso supportati dalle nuove
tecnologie di comunicazione, anche in Italia questo panorama va comunque
innovandosi.
Ci riferiamo ai libri, ai blog, i forum, i siti internet, le mostre
fotografiche e le ricerche che sono stati realizzate in questi anni.
Attraverso questi canali, molte persone con disabilità hanno potuto
esprimersi, confrontarsi, immaginare linee di miglioramento in fatto di
Sesso e di Amore.
Il quadro che ne emerge è variegato e di frequente improntato
all’insoddisfazione, se non altro perché questi strumenti, nonostante
alcuni mass-media ne abbiano parlato a più riprese, rimangono tuttora di
nicchia, o non hanno avuto adeguata diffusione e quindi sono poco
fruibili da buona parte della popolazione potenzialmente interessata –
con e senza disabilità. Obiettivi e Target
Il nostro obiettivo è stato realizzare e diffondere un video
documentario che, dando voce direttamente alle persone con disabilità,
tratti con onestà e franchezza di sessualità, relazioni affettive e
disabilità.
Con il nostro lavoro intendiamo promuovere la visibilità di queste
tematiche e di contribuire così alla piena affermazione personale e
sociale delle persone con disabilità. Alla consapevolezza, in seno alla
società, dei diritti, dei bisogni e delle risorse delle persone con
disabilità (e dei loro amici e parenti).
Abbiamo scelto di concentrarci per ora solamente sulle disabilità
fisiche e sensoriali – sia congenite che acquisite, ritenendo che le
disabilità intellettive meritino un progetto autonomo.
Siamo inoltre convinti che il valore della visibilità vada sottolineato e
sostenuto: per questa ragione, abbiamo scelto di intervistare solamente
persone disponibili a mostrarsi in viso e nella propria vita. Stile e Contenuti “Sesso, Amore & Disabilità” è un lungometraggio
documentario della durata di circa 75 minuti montato su un collage di
interviste video-filmate e inframmezzato da fotografie ed immagini, o
spezzoni tratti da altri video.
Il formato prescelto di ripresa è videoHD su nastro.
Lo stile, oltre che descrittivo e neutrale, è quanto più possibile
accattivante, adatto all’utilizzo mass-mediatico da parte di un pubblico
non necessariamente già esperto, consapevole e/o disposto a mettersi in
discussione. Le interviste sono state realizzate in ambienti
differenti, sia al chiuso che all’aperto, generalmente familiari ai
protagonisti.
L’opera si ispira principalmente ad alcuni lavori sullo stesso tema: “El Sexo de los Angeles” di Frank Toro “D’Amore si Vive”, di Silvano Agosti “Il Kamasutra del Disabile”, di Alberto D’Onofrio Le persone intervistate sono state 36, sia con disabilità che senza.
Raggiunte e intervistate per l’ambito medico e psicologico da Priscilla
Berardi, curatore scientifico dei testi, e da Adriano Silanus per le
testimonianze personali, che ha viaggiato in tutta Italia. Sono stati
percorsi oltre 9.000 chilometri dalla Lombardia alla Sicilia,
raggiungendo anche la Sardegna. 50 le ore di nastro registrate.
Ai protagonisti è stato chiesto di raccontarsi pubblicamente e
condividere – senza alcun compenso economico e nel rispetto della
normativa vigente sulla privacy – le proprie esperienze e i propri
vissuti in merito alla sessualità ed all’affettività.
Durante le interviste sono stati affrontati anche argomenti controversi
quali l’esperienza con i devotee (chi, generalmente normodotato,
predilige rapporti sessuali con persone in carrozzina o amputate), il
ricorso alla prostituzione, le associazioni di Assistenti Sessuali
esistenti in alcune nazioni del Nord Europa.
Il DVD – suddiviso in capitoli – verrà stampato in lingua italiana; al
fine di ampliarne grandemente il pubblico di riferimento, ed è in
programma, compatibilmente con le risorse disponibili, la
sottotitolazione nelle principali lingue straniere. Raffaele Lelleri ha curato i rapporti con le istituzioni, e
l’organizzazione manageriale tramite la Biblioteca Vivente di Bologna.
In tutto è stato sostenuto da Jonathan Mastellari. Valeria Alpi ci ha appoggiato dal Centro Documentazione Handicap. I musicisti Luca Cresta e Claudio Pacini, autori di colonne sonore
per il cinema e la televisione, hanno donato le musiche di sostegno per
il progetto. Tutto questo però è stato possibile solo per merito dei protagonisti,
che si sono offerti nei loro sentimenti più intimi, per raccontarci la
loro vita e i loro amori. Siamo grati per la fiducia a tutti loro.
In occasione della
giornata mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre), Articolo
Tre e Palermo Pride, in collaborazione con il Coordinamento 21 Luglio, invitano alla riflessione a partire dalla visione
del film "Elles" (2011) di Malgorzata Szumowska.
Una proposta di legge potrebbe compremettere la libertà di girare nudi,
limitando la possibilità di denudarsi solamente alle grandi occasioni.
«Non tutti possono essere un uomo. Non tutti possono essere una
donna. Non tutti possono essere gay, non tutti possono essere etero. Non
tutti possono essere cinese o musulmano. Ma tutti possono essere nudi.
Questa è la prima decisione che prendi quando ti svegli la mattina:
essere nudo oppure no».
Con questa incrollabile convinzione George Davis di San Francisco, 66
anni, si è messo a capo di una protesta nudista (nude-in) davanti alla
City Hall della città. La protesta è contro un' ordinanza
del supervisore Scott Wiener - democratico 42 anni - che agli inizi di
ottobre ha proposto una legge per impedire il "nudismo" selvaggio nelle
strade di San Francisco.La nudità resterebbe legale, secondo la
proposta, per la feste di strada, le parate, i festival e ovviamente per
le manifestazioni come il Gay Pride e sulla spiaggia o in proprietà
private.
Ma i "Castro's naked guy" non ci stanno (Castro è il famoso "angolo" dei
nudisti di San Francisco). Lloyd Fishback, 51 anni, ha detto che
indossa sempre giacca e cravatta al suo lavoro come guardia di sicurezza
di una casa di cura. Ma per la protesta indossava un cappello Giants,
infradito e niente in mezzo. «È un guastafeste - ha detto di Wiener - Mi
piace avere un'abbronzatura uniforme. Mi sento liberato». C'erano un
paio di donne nude, un signore che ha portato la sua giovane figlia che,
vestita, con simboli pro-nudità distribuiva volantini. «I bambini sono
l'ultimo tabù - ha detto Davis - Se fossimo stati al Burning Man sarebbe stata anche lei al naturale. Vi assicuro, non è traumatizzata».
Wiener resta fermo sulle sue posizioni: «Meritano il massimo di voti per
la creatività - dice - credo che sia un loro diritto manifestare, ma
non credo che la gente possa andare in giro nuda per San Francisco in
qualsiasi momento». Perché in effetti è questo che dice la legge
attualmente in vigore: massima libertà purché non vi siano atteggiamente
lascivi.
La proposta di Wiener sarà discussa lunedi prossimo. Per avventurarsi
all'interno del municipio i "ragazzi nudi" di Castro dovrenno però
vestersi.
Riprendono le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST (quest'anno le abbiamo chiamate QUEER ROADS
pensandole come un'occasione per rileggere i percorsi delle storiche
battaglie del movimento glbt internazionale), che ci condurranno alla
terza edizione del festival - dal 31 maggio al 6 giugno 2013 - nell'anno
in cui Palermo ospiterà per la prima volta il Pride nazionale. Non
mancate!
Partiamo
con un imperdibile documentario - in anteprima per Palermo a pochi
giorni dalla prima europea di Firenze - che racconta la vita di John
McNeill, sacerdote gesuita e pioniere del movimento di liberazione dei
diritti delle persone LGBT negli Stati Uniti. McNeill, sempre alla
ricerca di conciliare la sua vita come prete cattolico, uomo gay – ora
legalmente sposato – e difensore dei diritti delle persone lgbt,
ripercorre nel documentario il suo itinerario umano e spirituale,
indagando il rapporto tra fede ed omosessualità in una prospettiva
inedita, caratterizzata dalla sua passione costante per la giustizia e
l’uguaglianza per le persone lgbt nella Chiesa Cattolica. (nella foto: a destra John McNeill, a sinistra il regista Brendan Fay che sarà presente alla proiezione)
Segue dibattito con il regista Brendan Fay, e con don Franco Barbèro, prete del dissenso noto tra l'altro per le sue celebrazioni di benedizione di coppie omosessuali.
"TAKING A CHANCE ON GOD" (Scommettere su Dio), di Brendan Fay (USA 2012, 54 min., v. o. sott. it)
Mercoledì 31 ottobre 2012, ore 21 - Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili 4, Palermo)
ingresso: 5 euro (riduzioni con QueerCard)
in collaborazione con "Ali d'Aquila - Gruppo omosessuali cristiani di Palermo" e "Florence Queer Festival".
e
con la partecipazione di: Institut Français di Palermo, Certi Diritti -
Associazione Radicale, Traduttori per la Pace, Centro Studi e
Documentazione Ferruccio Castellano.
Si ringrazia il Comune di Palermo, Assessorato alla Cultura, per la concessione del Cinema De Seta per la serata.
La
presentazione in anteprima a Palermo di un film su un teologo americano
"scomodo" (John McNeill), accompagnata in sala dalla conversazione con
un regista statunitense militante (Brendan Fay) e con un coraggioso
prete piemontese del dissenso (don Franco Barbèro), crediamo sia il modo
giusto per ripercorrere oggi le strade delle battaglie storiche per i
diritti civili del movimento LGBT internazionale e riconsiderare
criticamente il presente. Abbiamo pensato dunque di chiamare QUEER ROADS
le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST 2013, che ripartono
con questa serata verso la terza edizione del festival (31 maggio - 6
giugno 2013) nell'anno in cui Palermo ospiterà per la prima volta il
Pride Nazionale.
IL FILM:
Il documentario ripercorre le tappe della vita di John McNeill:
l’infanzia a Buffalo, la detenzione in un campo nazista, la scelta di
diventare un religioso, l’impegno per la pace durante la guerra in
Vietnam, la lotta per cambiare l’atteggiamento della chiesa nei
confronti delle persone omosessuali, l’attività di supporto psicologico a
lesbiche e gay negli anni ’80, durante l’epidemia di Aids. I suoi libri
scandalo “Sex as god intentended” e “The church and the homosexual”
hanno influenzato non solo il movimento degli omosessuali cattolici americani (con la nascita di "Dignity"), ma anche lo sviluppo della Metropolitan community church (dichiaratamente inclusiva nei confronti di lesbiche e gay) e il movimento che ha portato alla consacrazione del primo vescovo omosessuale nella Chiesa episcopaliana.
Nel 1983 McNeill fu obbligato al silenzio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI.
Gli venne imposto il divieto di parlare e scrivere di argomenti legati
all’omosessualità. Un diktat che McNeill riuscì a rispettare soltanto
per pochi anni. Nel 1987 venne espulso dall’ordine dei gesuiti per “pertinace disobbedienza”.
Nonostante la cacciata dalla Chiesa, McNeill ha comunque continuato il suo ministero, come teologo, terapeuta e attivista. Ancora oggi, che ha 83 anni, attraverso il suo blog e i suoi viaggi, proclama l’amore omosessuale come santo e incoraggia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutto il mondo. Da 46 anni è legato a Charles Chiarelli (a destra insieme a lui nella foto accanto), che ha sposato legalmente a Toronto nel 2008.
Nel
documentario la sua storia viene ripercorsa attraverso le interviste a
vescovi, sacerdoti, attivisti colleghi, amici e familiari. Tra questi:
il reverendo Nancy Wilson, capo della Metropolitan community church;
Mary E. Hunt, teologa femminista; Gene Robinson, il primo vescovo
apertamente gay nella Chiesa episcopale; il comico Kate Clinton; il
vescovo cattolico Thomas Gumbleton, apertamente pro-Lgbt; Robert Carter
(co-fondatore di Dignity /New York nel 1972); Jim Lloyd, il funzionario
del ministero romano cattolico che sostiene il celibato e l’astinenza
sessuale per le persone Lgbt.
GLI OSPITI DELLA SERATA:
Brendan Fay è un
regista e un attivista per la giustizia e l'uguaglianza delle persone
LGBT nella Chiesa e nella società in generale. È fondatore e
co-presidente della Parata di San Patrizio di New York, e fondatore
dell'Alleanza Lavanda e Verde espressione della comunità LGBT irlandese.
Fay tiene conferenze su temi come spiritualità, sessualità e giustizia
in chiese, scuole, gruppi di comunità, raduni e ritiri, ha partecipato a
dimostrazioni a Washington DC e New York, ed è stato arrestato per la
sua attività in difesa dei diritti umani e civili. Coinvolto nel
movimento per l'uguaglianza del matrimonio fin dal 1998, Fay è
co-fondatore, con Jesús Lebrón, del Civil Marriage Trail Project, che
porta le coppie gay e lesbiche oltre frontiera, in Canada, per contrarre
matrimoni omosessuali legalmente validi. Nato in Irlanda, Brendan Fay
vive ad Astoria, nello Stato di New York, con il coniuge Tom Moulton.
Sono stati tra le prime coppie di doppia nazionalità abitanti a New York
a sposarsi legalmente in Canada nel luglio 2003.
Franco Barbèro,
ex sacerdote impegnato fin dagli anni Settanta nelle comunità di base
del Piemonte, si è scontrato con la Chiesa Cattolica su temi come le
seconde nozze, il celibato dei preti, la predicazione e il ministero dei
laici, le teologie femministe e le unioni tra credenti omosessuali.
Particolare scalpore hanno suscitato le sue celebrazioni di benedizione
di coppie omosessuali. Nato nel 1939, Barbèro è noto per le sue critiche
alla dottrina, liturgia e magistero della Chiesa cattolica, a causa
delle quali fu ridotto allo stato laicale da Papa Giovanni Paolo II
all'inizio del 2003. Ordinato sacerdote nel 1963, dai primi anni
settanta fu impegnato nel movimento delle comunità di base. Fin dal 1975
assunse posizioni di contrasto con la dottrina cattolica; tale dissenso
trova testimonianza in numerose pubblicazioni e in una celebrazione
liturgica in forme differenti rispetto a quelle previste dal canone. Il
25 gennaio 2003 viene dimesso dallo stato clericale e "dispensato dagli
obblighi del celibato" con decreto di Giovanni Paolo II, promulgato
dall'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede
cardinale Joseph Ratzinger (http://donfrancobarbero.blogspot.it/2003/03/dimissione-dallo-stato-clericale-e.html).
La sua vicenda è raccontata nel libro "Preti contro", di Corrado Zunino
e la sua pastorale con le persone omosessuali è raccolta nel libro a
cura di Pasquale Quaranta "Omosessualità e Vangelo". In un suo libro del
2000 ripubblicato per Gabrielli nel 2007, "Il dono dello smarrimento",
Franco Barbèro definisce così le gerarchie ecclesiali nel Giubileo:
«prese dall’enfasi, sono sbronze di gloria, fanno sfoggio di potenza e
ricevono l’omaggio e i finanziamenti dei grandi di questo mondo». Il suo
blog: http://donfrancobarbero.blogspot.it/
Il ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è
un uomo libero e con il permesso di soggiorno. In Nigeria è stato
esiliato dal suo villaggio e pure picchiato
di VINCENZO FALCICALTANISSETTA.
Ottiene lo status di
rifugiato politico in Italia perché gay. L’omofobia nel suo paese
d‘origine, la Nigeria, lo rendeva un «perseguitato». La sentenza, emessa
dal tribunale civile di Caltanissetta rappresenta una sorta di
spartiacque.
E così lui, Oba (ma non è il suo vero nome, per
tutelarne la privacy), ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è un
uomo libero e con il permesso di soggiorno. Libero dal pregiudizio ma,
soprattutto, dalla persecuzione che ha subito nel continente africano.
Da dove è fuggito un paio di anni fa, dopo essere stato pure picchiato,
perché schiacciato dal peso dei tabù. Lì, in Nigeria, assai più
opprimenti che nel «vecchio continente», quasi un divieto sacrale, e non
solo per una questione pregiudiziale. Tanto da essere stato esiliato
dal suo villaggio nativo, Umuleri. Una condizione, la sua, che nel suo
Paese non è solo asfissiante, ma pericolosa al punto tale da esporlo a
fortissimi rischi.
Eppure, in Italia, Oba s’era già visto negare
lo status di rifugiato in forza della convenzione di Ginevra. È stata la
Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione
internazionale di Siracusa a dirgli di no con il provvedimento emesso il
30 agosto dello scorso anno. Ma il ragazzo quel provvedimento che gli
ha negato il riconoscimento della protezione internazionale lo ha
impugnato. E, assistito dall’avvocato Giovanni Annaloro, s’è rivolto al
Tribunale civile di Caltanissetta, che adesso gli ha dato ragione,
segnando una svolta decisiva nella vita del ragazzo. Che grazie al
pronunciamento del giudice Gaetano Mario Pasqualino ha coronato il suo
sogno.
Discriminazione per le tendenze sessuali e «carenza di
motivazione della decisione» hanno alimentato il ricorso del giovane
Oba. Il giudice, nel motivare la decisione ha ritenuto che «nel merito
le doglianze mosse dal ricorrente sono fondate, tenuto conto del fatto
che il ricorrente ha riferito di essere espatriato per il timore di
essere perseguitato». Il giovane ha raccontato di essere stato cacciato
dal suo villaggio per le sua omosessualità e di essersi trasferito, nel
2005, a Port Harcourt dove ha lavorato fino al 2010 quando è fuggito
perché gli è stata tesa un’imboscata. È stato scoperto durante un
rapporto omosessuale con un ragazzo, complice degli assalitori che lo
hanno poi pestato a sangue. E tra le pieghe del suo ricorso al giudice,
Oba ha gridato a gran voce di temere per la sua vita, se rimpatriato.
Perché la Nigeria «considera illegale e penalmente perseguibile una
relazione tra persone dello stesso sesso». Così, il tribunale,
accogliendo la tesi dell’avvocato Annaloro, ha riconosciuto che il
diniego dello status di rifugiato avrebbe «violato un diritto
fondamentale sancito dalla Costituzione e dalla carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea».
Lo
ha deciso la Cassazione che, con l’ordinanza 15981 del 20 settembre
2012, ha accolto il ricorso contro la decisone della Corte d’appello di
Trieste che ha ritenuto irrilevante, al fine del riconoscimento della
protezione, che l’ordinamento giuridico del Senegal ritenesse
l’omosessualità un reato «perché non è possibile inferire la situazione
individuale di perseguitato da quella generale di un paese». Secondo la
Suprema Corte il clandestino senegalese gay, scappato dal paese perchè
l’omosessualità è ritenuta un reato, ha diritto allo stato di rifugiato
politico o la concessione della protezione sussidiaria o il permesso di
soggiorno, per non comprometterne la libertà personale, in base alla
carta dei diritti dell’Unione Europea. Nonostante la Corte di merito
avesse deciso diversamente, la sesta sezione civile ha ribaltato
categoricamente il giudizio, ritenendo invece legittima tale richiesta.
Gli
ermellini hanno evidenziato come la repressione penale
dell’omosessualità comporta necessariamente l’impedimento a tutti i
cittadini omosessuali di vivere liberamente la propria vita sessuale e
affettiva, integrando la privazione di un diritto fondamentale. Nella
stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato che “laddove
si è chiarito che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta
radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano
giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento
che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione. Per
questo le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare
la legge penale del Senegal e a esporsi a gravi sanzioni per poter
vivere liberamente la propria sessualità: ciò costituisce una grave
ingerenza nella vita privata dei cittadini senegalesi omosessuali che
compromette grandemente la loro libertà personale”.
Pertanto,
la Suprema corte ha rimandato bacchettandola alla Corte d’appello di
Trieste, gli atti al fine di acquisire le prove necessarie per
verificare o meno la condizione di omosessualità del ricorrente. Inoltre
ha ordinato di accertare quale sia, la situazione sociale del paese,
per ciò che concerne l’omofobia e i gravi atti discriminatori e
persecutori contro gli omosessuali denunciati dai mezzi di informazione e
da siti istituzionali e di organizzazioni non governative, avendo i
giudici di merito ignorato completamente la situazione sociale del
paese. Tutto ciò «nel rispetto del criterio direttivo della legislazione
comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande
di protezione internazionale».
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, i giudici della Suprema Corte hanno dimostrando grande sensibilità’ nell’applicazione delle norme.
Appello per la
manifestazione nazionale del 6 ottobre a Niscemi
I venti di guerra soffiano nuovamente sul Mediterraneo; la
Sicilia, da settant’anni occupata dall’esercito degli Stati Uniti, continua a
subire un ruolo centrale nella strategia militare sia NATO che statunitense. A
Niscemi proseguono senza sosta i lavori di costruzione del Muos, che attraverso
le sue enormi parabole permetterà il flusso planetario delle informazioni
militari; Sigonella
Capitale mondiale dei droni (Global Hawk, Predator, Reaper) è
in prima linea nelle politiche di attacco, come avviene da tempo con le guerre
in Iraq, Afghanistan, Libia, ecc.
Il Muos, in costruzione dentro la Sughereta di Niscemi, Sito di
Interesse Comunitario, è nocivo per la salute dei siciliani; nel breve e medio
periodo l’esposizione alle sue microonde provocherà gravissime patologie, come
tumori di vario tipo, leucemie infantili, infarti, melanomi, linfomi,
malformazioni fetali, sterilità, aborti, mutazioni de sistema immunitario ecc.;
esso grava su un territorio già stuprato dal Petrolchimico di Gela e dalle 41
antenne della base della marina militare USA NRTF, operanti anch’esse
all’interno della Sughereta, le cui emissioni elettromagnetiche violano
sistematicamente, dal 1991, i limiti previsti dalla legge.
L’ambiente circostante l’installazione, per il raggio di decine
e decine di km verrà progressivamente devastato e reso sterile, mentre
l’agricoltura, patrimonio produttivo delle aree circostanti, subirà pesanti
condizionamenti.
Il MUOS è capace di interferire con le strumentazioni
tecnologiche dei voli civili sull’aeroporto di Fontanarossa (già sottoposto a
servitù militare dalla vicina base di Sigonella); è la vera causa della mancata
apertura dell’aeroporto di Comiso; è un ingombrante ostacolo per il rilancio
dell’economia territoriale; è soprattutto uno strumento di guerra e di
morte.
Noi, coordinamento regionale dei Comitati NO MUOS
vogliamo che si revochi immediatamente l’installazione del
MUOS e che si smantellino le 41 antenne NRTF.
Vogliamo la smilitarizzazione della base americana di
Sigonella, da riconvertire in aeroporto civile internazionale.
Vogliamo che il governo, che taglia le spese sociali
aumentando ogni genere di tasse e imposte per salvare il capitale finanziario
ed il debito delle banche, tagli invece le spese militari.
Vogliamo che la Sicilia sia una culla di Pace al centro di un
Mediterraneo mare di incontro, di convivenza e di cooperazione tra i popoli.
Facciamo appello per una manifestazione nazionale su questi
temi da tenersi a Niscemi sabato 6 ottobre con concentramento alle ore 14,30
presso SP10 Contrada Apa da dove un corteo sfilerà fino alla base NRTF; In
serata ore 19,30 (concentramento largo Mascione) corteo in città con concerto e
interventi in piazza V. Emanuele.