giovedì 11 novembre 2010

Pm Fiorillo: "Con la Questura ebbi un alterco Nipote di Mubarak? E io sono Nefertiti, risposi"

Il magistrato dei minori parla del caso Ruby. Balle l'assenza di posti in comunità. Il ministro ha detto che gli atti di quella notte ci sono stati trasmessi, in realtà sono arrivati con moltissimo ritardo. La funzionaria della Questura sembrava sotto pressione

di DAVIDE CARLUCCI e PIERO COLAPRICO

MILANO - "Ma tutte queste telecamere sono qui per cosa?". Esce Annamaria Fiorillo e sorprende i cronisti, compresi quelli delle testate tedesche. Sono in attesa davanti al tribunale dei minorenni di Milano, c'è un'udienza che riguarda una madre, Marinella Colombo, accusata da Berlino di sottrazione di minori. "Se volete, avrei da dirvi io qualcosa. Mi chiamo Annamaria Fiorillo, sono sostituto procuratore dei Minori e quello che ha dichiarato in aula Maroni non mi va giù".

La notte di Ruby, quando il premier telefonò in Questura per perorare la causa della diciassettenne, si riaccende all'improvviso: "Ho investito del caso il Consiglio superiore della magistratura...", rilancia Fiorillo. "È una mia iniziativa, non l'ho concordata con il mio capo né con nessun altro - aggiunge dopo qualche ora - ma so che dovevo farlo. Ho chiesto al Csm di chiarire le discrepanze tra la spiegazione del ministro in aula e la mia esperienza personale".

È mai è stata sentita dalla Procura sul punto?
"Mai. E siccome ho leale rispetto per la magistratura, ho detto ciò che dovevo dire, e mi affido con fiducia. Mi sentivo circondata da un imbarazzato isolamento, so dai giornali che c'è un procedimento penale in corso. Capisco, ma a non mi è sembrato possibile che un ministro vada in Parlamento a dire queste cose. Io che ero là non posso permetterlo".

mercoledì 10 novembre 2010

Vieni via con me : Vendola legge 27 sinonimi per dire gay



Non solo Roberto Benigni. Anche Vendola. Le bacchettate al governo e al premier Silvio Berlusconi sono arrivate con la satira pungente di Benigni ma anche con il tocco intellettuale di Nichi Vendola che, dopo la videolettera a Silvio Berlusconi, ha citato i 27 modi di dire gay.

GIUSTIZIA: CONCIA (PD), PRESENTATO IN COMMISSIONE NUOVO TESTO BASE OMOFOBIA

(AGENPARL) - Roma, 09 nov - "Oggi la questione del contrasto all'omofobia e alla transofobia era all'ordine del giorno in Commissione Giustizia. Come relatrice del progetto di legge sul tema, ho presentato una proposta migliorativa di testo base, che tenga conto delle sollecitazioni venute in Commissione dai parlamentari del Pd e dell'Idv, delle indicazioni venute dal mondo dell'associazionismo lgbt che ho incontrato il mese scorso e delle dichiarazioni dei ministri Frattini e Carfagna e del portavoce del Pdl Capezzone". Lo ha dichiarato in una nota l'on. Anna Paola Concia, deputata del Pd e relatrice del progetto di legge per il contrato all'omofobia e alla transfobia.

martedì 9 novembre 2010

Boom di ascolti per “Vieni via con me”

Recordi di ascolti storico ieri sera su RaiTre per la prima puntata di “Vieni via con me”, il programma ideato e condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano che ha totalizzato 7.622.677 spettatori, con uno share del 25,48%. E’ il programma più visto su RaiTre negli ultimi dieci anni. La trasmissione ha registrato anche 18.019.000 contatti con una permanenza record del 42.30%.
La trasmissione si è aperta con la lettura di una serie di elenchi, tra cui quello declamato dal governatore pugliese Nichi Vendola che ha sciorinato ventisette modi diversi per dire omosessuale: nvertito e buzzarone, pederasta e cripto-checca, burrone, arruso, bucaiolo e via così. Il coraggio dell’ironia. Che diventa dramma quando il leader di Sinistra e Libertà elenca le possibili “espiazioni” dell’omosessualità: evirato, deportato nei lager e nei gulag, confinato, ricoverato in manicomio, stuprato per punizione. E ancora, le classificazioni dell’omosessualità nella vita pubblica: “crimine”, “disordine”, “pulsione di morte”, “sporcizia”, “peccato”. Allora, conclude Fazio citando la battuta di Silvio Berlusconi, “è molto meglio guardare le belle ragazze che essere gay?”. Replica Vendola: “E’ molto meglio essere felici”.

ROBERTO BENIGNI canta L'ELENCO DI BERLUSCONI a VIENI VIA CON ME

ROBERTO BENIGNI a VIENI VIA CON ME + 1° PARTE

C'è Saviano, ma è il Benigni show

Roberto Benigni e Roberto Saviano a "Vieni via con me"

Lo scrittore attacca il governo:
«La democrazia è in pericolo»
Canzone del comico per "Silvio"
JACOPO IACOBONI
MILANO

- Doveva essere la serata Saviano-Fazio, è stato il grande ritorno tv di Roberto Benigni. All’inizio c’è un cuore verde, un fondale di scena rosso, la scritta «Vieni via con me» in bianco, il tricolore; una fissazione per le liste, molto alla Nick Hornby; tutto molto elegante, forse anche troppo, considerati gli standard della tv italiana 2010. C’è Daniele Silvestri che canta, e Michele Serra tra gli autori. La canzone è Giorgio Gaber, «io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono». Fabio Fazio entra in scena citando definizioni di italianità assai trasversali, nomina Giuseppe Prezzolini, ricorda la battuta di Churchill («gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio, e le partite di calcio come fossero guerre»), cita Flaiano, che prende per i fondelli il motto di Mussolini, «gli italiani sono un popolo di santi e poeti, sì, di nipoti e cognati». Menziona Leo Longanesi, «gli italiani sono un popolo di navigatori che sbarcano il lunario». Insomma, «Vieni via con me» vorrebbe schivare l’accusa di essere il trionfo del politically correct. Ma arriverà lo stesso, oggi, statene certi. Benigni a parte.

lunedì 8 novembre 2010

CENSITI E IDENTIFICATI SOLO PER AVERE FATTO TEATRO IN STRADA

di Claudio Lo Bosco 


- Ieri pomeriggio, domenica 7 novembre, io e Carlo, il mio compagno, passeggiavamo in via Libertà. Tutta Piazza Politeama e parte della Via Libertà era piena di mezzi militari (carri armati, mezzi vari, missili....) in rassegna per fare vedere ai cittadini la "grandezza" del nostro esercito! Camminando in mezzo a tutto questo, alle famigliole in fila, bramose di fare una foto ai loro piccoli sui carri armati, abbiamo visto due ragazzi, coraggiosi, vestiti da clown e con abbigliamento tipo militare che esponevano una bandiera italiana ed un cartello con su scritto l'art. 11 della nostra Costituzione (l'Italia ripudia la guerra....). Dopo poco sono arrivati dei carabinieri che hanno chiesto i loro documenti e il perchè esponevano quei cartelli, ovviamente l'intento era quello di farli sloggiare. Io e Carlo ci siamo sentiti in obbligo ad intervenire per difendere quella libertà di espressione che in questi ultimi tempi nella nostra città è stata continuamente repressa (altroquando, ragazzi arrestati davanti all'Umberto...). I carabinieri ci hanno detto di allontanarci ma noi siamo rimasti lì vicino. Il maresciallo dopo aver identificato i ragazzi si è avvicinato e io mi sono qualificato anche come presidente dell'Associazione Omosessuale Articolo Tre; abbiamo dibattuto tranquillamente qualche minuto sull'opportunità del loro intervento (loro sostenevano che quella era una festa con famiglie e bambini e non era il momento adatto per protestare!),  comunque i ragazzi non sono stati fatti andare via, però sono stati identificati.


Riportiamo di seguito il loro racconto:


Almanacco del Gene Gnocco - Il rito della settimana (Il bunga bunga)

Coppie di fatto come famiglia naturale? Ovviamente sì

Finocchiaro contro Sacconi e Giovanardi: Berlusconi costretto a disertare per i suoi discutibili comportamenti 

Sonia Filippazzi 

ROMA 08/11/10 - 18:29
Dopo il suo intervento alla Conferenza nazionale della Famiglia, a Milano, in cui ha annunciato sostegni alla "famiglia naturale", il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi ha spiegato ai giornalisti che lo incalzavano che le risorse saranno destinate anche alle coppie di fatto: 'Ovviamente sì, non sono un nazista'. Precedentemente ha specificato: 'Ho citato gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Le politiche pubbliche si occupano della famiglia naturale basata sul matrimonio e della natalità più in generale, anche di quella fuori dal matrimonio'.
'Ho fatto la distinzione - ha aggiunto il ministro - tra una dimensione pubblicistica e una privatistica per quanto riguarda altre relazioni affettive che devono avere rispetto in una dimensione privatistica. Un esempio classico è quello della pensione di reversibilità: si dà al sopravissuto di una relazione omosessuale? Le politiche pubbliche si occupano della famiglia, quindi gli omosessuali non hanno pensione di reversibilità'.

Davide Borri Gaia Bolognesi - Essere gay in italia (notizia bacio gay al...

Violenze domestiche e omofobia i temi premiati a L'Anello Debole

in concorso servizi giornalistici e cortometraggi che affrontano temi di interesse sociale - I riconoscimenti assegnati presso la Comunità di Capodarco di Fermo

FERMO- Una tragica vicenda di violenza domestica, la sofferenza dei «bambini stregoni» in Congo, la vita dei braccianti africani in Campania, il grido di libertà di un carcerato. E poi le delicate testimonianze dei familiari di pazienti in coma e una satira dell'omofobia dentro una famiglia «normale». Sono i temi delle sei opere - di cui quattro inedite - vincitrici del Premio L'Anello Debole, giunto alla sesta edizione e assegnato domenica presso la Comunità di Capodarco di Fermo. Il riconoscimento va a servizi giornalistici radio-tv e cortometraggi che affrontano temi di interesse sociale. (Guarda tutti i video dei finalisti)

Il Papa in Spagna difende matrimonio I gay lo accolgono con un bacio collettivo


 

Si chiude il viaggio di Benedetto XVI in Spagna: "L'amore tra uomo e donna fondamento della vita umana". Un centinaio di coppie omosessuali protesta davanti alla Sagrada Familia, consacrata dal Pontefice

BARCELLONA - La fede cristiana deve "ritrovare un nuovo vigore sul Continente europeo": questo l'appello pronunciato dal Papa in serata, subito prima di lasciare la Spagna. Parlando dall'aeroporto di Barcellona, il pontefice ha esortato l'Europa a cercare nelle sue radici cristiane "una fonte di ispirazione, che faccia crescere la solidarietà e lo spirito al servizio degli altri, specialmente delle popolazioni e delle nazioni più bisognose". Il saluto al re Juan Carlos di Borbone, poi un breve colloquio privato con il premier Zapatero direttamente in aeroporto - "cordiale e soddisfacente" - e infine l'imbarco sul volo per Roma: si è conclusa così la visita pastorale di Benedetto XVI iniziata sabato a Santiago di Compostela e proseguita oggi a Barcellona, dove il Papa ha consacrato la basilica della Sagrada Familia, capolavoro incompiuto di Antoni Gaudì, accolto dalla protesta delle coppie gay.

domenica 7 novembre 2010

Sonia Alfano - Berlusconi? Omofobo perchè gay represso

Uganda.Vita d'inferno per gli omosessuali

UGANDA - Vita durissima per gli omossessuali in Uganda. Nel paese africano essere omosessuali è un reato e negli ultimi tempi alcuni uomini politici e del mondo dello spettacolo sostengono la necessità della pena di morte per alcuni atti commessi dagli omosessuali. In quel Paese è opinione diffusa che i gay siano contagiosi e che la loro diffusione sia da contrastare duramente per evitare la rovina della società. Il presidente Museveni è un "cristiano rinato" e l'omofobia è un asse portante della sua politica sia per le sue convinzioni religiose, sia per le credenze della popolazione ugandese. Recentemente il tabloid ugandese "Rolling Stones" ha promosso una campagna stampa, la quale denuncia decine di presunti gay, con tanto di foto, e in prima pagina mette una bella fascia gialla con scritto "Hang Them", impiccateli!; inoltre numerosi sono i casi in cui gli omosessuali vengono linciati e bruciati vivi legati a un copertone infuocato. Naturalmente questi dettagli non interessano ai Paesi Occidentali, i quali hanno con il governo Ugandese ottimi rapporti, del resto la sensibilità in materia in questa area geografica è ben sintetizzata dalla recente frase del Premier italiano "Meglio guardare una bella ragazza che essere gay".

http://www.net1news.org/ 

Sit in contro l’omofobia, momento di partecipazione pacifica


6 novembre 2010 -  L’appello che come SEL e associazione omosessuale Articolo 3 avevamo lanciato dopo le dichiarazioni omofobe e machiste del presidente del Consiglio è stato raccolto, diventando la base per una bella e partecipata iniziativa che si è svolta venerdì davanti la sede della Prefettura di Palermo.
Non un classico sit-in arrabbiato, ma un momento collettivo di partecipazione animato anche dal gruppo musicale Nkantu d’aziz.
Un occasione importante per molteplici motivi, intanto è stata l’occasione per riprendere un discorso forse interrotto nei giorni successivi alla straordinaria iniziativa dello scorso giugno, con il primo pride regionale a Palermo.
È servito anche per poter smascherare il grande inganno che vuole le frasi del presidente del consiglio offensive solo per la comunità glbtq, ignorando il portato di machismo e maschilismo e una concezione della donna da età della pietra, comprensibile, forse, in un uomo di 74anni ma inammissibile in una figura che riveste il ruolo di capo del governo.
Nei giorni precedenti alla manifestazione di ieri alcuni, però, ci hanno chiesto se era poi il caso di accettare la cosi pacchiana provocazione di Berlusconi, sostenendo come, forse, questo faccia proprio il gioco dello stesso presidente del Consiglio.
Non è un’osservazione da liquidare semplicisticamente. È indubbio che le volgarità berlusconiane tentino di spostare l’attenzione mediatica dai disastri sociali che questo governo sta causando.
E però….
la violenza verbale è foriera di una violenza fisica che non si può e non si deve tacere. Sulle donne relegate a corpi inanimati e accessori d’arredamento, utili solo come strumento di relax, sui corpi della comunità lgbtq, quotidianamente oggetti di aggressione fisica, di umiliazione continua.
Ed ancora mettetevi nei panni di quanti, tanti fortunatamente, combattono giornalmente una dura battaglia contro le discriminazioni, i pregiudizi.
Gli insegnati, ad esempio, che provano a estirpare un modello sociale che proprio dal machismo parte per giustificare la mercificazione dei corpi o l’intolleranza. Mettevi nei panni di quanti, con percorsi spesso faticosissimi e dolorosissimi, affrontano la famiglia o la società per vivere il proprio orientamento sessuale.
Mettetevi nei panni di chi prova giornalmente a contrastare l’aperta disparità nelle opportunità concesse alle donne (a partire dalla vicenda del salario), di chi vuole chestop sia la propria cultura,preparazione e competenza ad essere valutata per un impiego e non la misura di reggiseno.
Se vogliamo non solo cacciare Berlusconi ma il berlusconismo e la sua visione della società occorreva una risposta come quella data venerdì.

Uomini che odiano le Donne (ovvero: Berlusconi come il Grande Fratello)

di Luigi Carollo

Lo dico subito, a scanso di ogni equivoco: pur essendo io omosessuale e pur avendo vissuto come un'insulto le celebri parole di Berlusconi alla fiera delle Moto, non credo che la sua visione dell'omosessualità sia realmente il centro (né la parte più tristemente interessante) della sua battutaccia. Ritengo infatti che molti/molte di noi siano vittime di un equivoco: cioè credere che Berlusconi abbia voluto stabilire un paragone tra “essere eterosessuali” ed “essere gay”. Il che è totalmente falso. Il nostro Premier, infatti, più che un paragone ha voluto esprimere un'equazione, e cioè che l'eterosessualità (la sua, per lo meno) coincide con “l'essere appassionati di belle ragazze”. Il vero insulto per la comunità Lgbt, quindi, non sta nell'essere stati dipinti come “peggiori” degli eterosessuali, bensì come “peggiori” dei collezionisti e dei guardoni. La vera tragedia di Berlusconi, uomo potente, ricco, colto, che ha girato il mondo e ha raccolto esperienze che la maggior parte di noi mai vivrà nemmeno in 10 vite, non è quindi la sua omofobia ma il suo maschilismo vecchio di un secolo, violento ed umiliante ed ancora più intollerabile se espresso da un uomo che guida una Nazione (cosiddetta) civile, moderna, occidentale. Il che porta ad alcune considerazioni.

1) Berlusconi, che si è sempre e dappertutto vantato di amare le Donne più di ogni altra cosa, in realtà le Donne le odia; o, per lo meno, ne ha una visione carica di disprezzo che le condanna ad una eterna subalternità. Ovviamente (ed è questo l'aspetto più triste, dato che parliamo di un uomo di 74 anni che sostiene di essere lucido e giovanissimo nell'animo) lui non se ne accorge nemmeno. Del suo disprezzo non è affatto consapevole e le reazioni alle sue parole lo sorprendono sinceramente. Come può lui, che ama circondarsi di donne, che ama aiutarle ed essere generoso con loro, che ama riempirle di complimenti in ogni occasione pubblica e privata, che adora deliziarle esibendosi come cantante e come comico e barzellettiere, essere considerato un Uomo che disprezza le Donne? Al Premier mancano gli elementi politici e culturali per comprenderne il semplicissimo motivo: lui odia le donne perchè le condanna ad esistere esclusivamente come oggetto di desiderio e come elemento di arredamento e/o scenografia. Le sue parole sono chiarissime: meglio dell'essere gay NON è l'essere eterosessuali (che significa essere attratti sessualmente ed affettivamente da persone dell'altro sesso) ma “l'essere appassionati di belle ragazze”. Per cui, chi ama una donna brutta non è un eterosessuale all'altezza di Berlusconi; chi preferisce una donna matura ad una giovane ragazza non è abbastanza eterosessuale secondo il “canone Berlusconi”; chi non colleziona, esibisce, compra “belle ragazze” è probabilmente uno smidollato, un poveraccio, un finto Uomo, e di sicuro non è perfettamente eterosessuale quanto il nostro Premier. Un Premier che, senza neppure rendersi conto, non fa altro che dichiarare una per lui palese verità: la Donna è tale ed ha dignità di esistere solo quando è Bella, Giovane, Disponibile e da lui desiderata. In tutti gli altri casi, o sei la sua Mamma (e quindi Donna per definizione) o sei la Bindi. Tertium non datur. E' inutile scomodare Mara Carfagna o Nicole Minetti, ed è inutile provare a ricordare una donna brutta o non giovane aver mai avuto una qualche visibilità dentro la ormai ventennale esperienza politica del Premier; è sufficiente ricordare proprio l'unica eccezione: Letizia Moratti. Candidatala a Sindaco di Milano, il cavaliere Berlusconi sentiva il bisogno in ogni occasione pubblica di sottolineare che la Moratti, oltre che brava ed esperta, era anche Bella. Una Bella Donna. Per lui era necessario ricordarlo a tutti e a se stesso: perchè senza quella Bellezza, sarebbe venuto meno il requisito essenziale che faceva di lei una Donna e soprattutto una Donna candidabile dal partito del Premier. Del resto non dimentichiamo il contesto in cui ha partorito quella becera battuta: una fiera delle Moto; cioè un raduno, appunto, di appassionati collezionisti, moltissimi dei quali probabilmente si tengono informati sull'oggetto della loro passione (la Moto) grazie a quelle riviste in cui la sella di una motocicletta non è tale se non è accompagnata da un culo di donna nuda o da una tetta abbondante e ben visibile. Un mondo assurto agli onori della televisione, prima ancora che per la nascita di fenomeni come Valentino Rossi, grazie alla deliziosa e simpatica idea di riempire le piste, i box ed ogni anfratto dei circuiti con bellissime e giovanissime strafighe sorridenti che fanno capolino qui e là prima di ogni corsa.

2) Cosa c'entrino tette e culi con una corsa di moto è in effetti la domanda centrale, che spiega probabilmente la cultura del Berlusconi uomo e Premier. E' ormai assodato, nel mondo occidentale, che nulla fa vendere un prodotto e lo rende appetibile tanto quanto il sesso. Una competizione sportiva per essere trasmessa in tv deve poter raccogliere pubblicità; una rivista per esistere deve raccogliere pubblicità; devono, cioè, rendere appetibili e vendibili tutta una serie di prodotti. E nulla è più efficace dell'assecondare i desideri, le pulsioni sessuali, il bisogno di sentirsi capaci di conquistare e possedere che appartengono al pubblico medio. O meglio, che sono definiti secondo il gusto della massa: cioè sempre e comunque un gusto eterosessuale e maschile non perchè maschi eterosessuali sono gli acquirenti, bensì perchè maschi eterosessuali sono coloro che possiedono i media, che producono ciò che va venduto e che determinano quindi il gusto comune. Berlusconi su questo ci ha costruito la sua ascesa da tycoon televisivo. A far fare il salto di qualità a Canale 5 sono state le tettone del Drive-In, o no? Senza le Veline (e Ricci farebbe meglio a piantarla di dire che sono una caricatura delle bonazze nude della tv ed ammettere che sono... altre bonazze nude della tv) è pensabile che Striscia La Notizia non sarebbe il fenomeno televisivo che è da 19 anni, o no? E qui esplode la vera unicità della situazione italiana; anzi, a mio parere qui esplode l'aspetto realmente più indigesto del conflitto di interessi berlusconiano. Perchè tette e culi vengono usati in tutto il mondo per vendere una moto o una patatina; ma in nessun altro Paese del mondo è diventato Premier qualcuno che quelle patatine le ha vendute mettendo in scena tette e culi. Anzi, nel resto del mondo il compito della Politica è proprio quello di fare da argine ad un linguaggio e ad una cultura costruiti sulla misoginia, sulla mercificazione dei corpi, sul disprezzo delle differenze a partire da quella di genere. Anche in Germania la tv usa tette e culi (e non disdegna il nudo maschile) ma nessuno si sognerebbe mai di prendere in giro la Merkel perchè non è giovane o non è bella. Anche negli Stati Uniti abbondano tette e culi in tv, ma una donna sessantenne e non bella, la Clinton, ha corso contro Obama per le primarie democratiche ed un'altra donna, la Palin che non è certo una top model o una danzatrice del ventre, è considerata una possibile futura leader del Partito Repubblicano. Dappertutto qualunque leader politico non si sognerebbe nemmeno di ridicolizzare le donne giudicandole solo per la loro avvenenza o facendo il cicisbeo in pubblico (tranne forse Putin, e questo la dice lunga su quanto il Premier abbia imparato da quel Comunismo che dice di disprezzare); e dappertutto un leader politico che fa sfoggio di misoginia ed omofobia sarebbe costretto alle dimissioni o, per lo meno, sarebbe vissuto come uno “scandalo”. Nel resto del mondo il compito della Politica non è parlare alla pancia del popolo (attività che piace solo alle formazioni di estrema destra misognie, xenofobe ed omofobe) ma, casomai, fare da contraltare alle pulsioni più violente e discriminatorie per proporre invece un modello Alto in cui le differenze vengono accolte ed esaltate, un modello nel quale la discriminazione e la paura non vengono cavalcate ma vengono combattute. Ogni Paese del mondo ha il suo Martufello o il suo Checco Zalone televisivi che strappano applausi con battute sui froci, sulle donne zoccole, sui negri o sugli ebrei. Ma in nessun altro Paese Checco Zalone diventa anche Premier. In nessun altro Paese la televisione è “diventata” la Politica. Questo è accaduto solo in Italia: perchè è con tette e culi e pallone che Berlusconi ha imparato a vendere ed ha costruito il suo consenso da tycoon. Ed è quindi ovvio che conosca solo tette e culi e pallone anche per vendere se stesso e per costruire il consenso verso il Berlusconi politico (che ha bisogno di continuare ad essere anche tycoon proprio per avere la sicurezza che i media alimentino quella cultura che lo aiuta a vendere, tra una patatina ed un bagnoschiuma, anche il suo progetto politico e la sua idea di Paese). Ma da questo uso di corpi esibiti e da questa progressiva cannibalizzazione che le regole della televisione hanno operato sulle regole della Politica... è rimasto schiacciato persino lo stesso Berlusconi. Ed è accaduto quel che altrove sarebbe impensabile.

3) Molte/molti oggi si interrogano sulla questione se Berlusconi sia diventato ricattabile a causa delle sue allegre frequentazioni ed a causa della sua propensione a circondarsi di escort. Altre/altri si spingono fino alla ricerca di presunti esistenti reati nella condotta del Premier. Ed i suoi difensori (il povero Ghedini in testa) rispondono agli uni ed agli altri che non esiste possibilità di ricatto perchè non esiste reato. Infatti, nella peggiore delle ipotesi, Berlusconi non è mai un favoreggiatore o un istigatore ma, semplicemente, l'Utilizzatore Finale. Ebbene, io non so se esiste reato e se esiste quindi possibilità di ricatto. Ma di una cosa sono sicuro: Berlusconi mi appare ogni giorno di più, non come un Utilizzatore Finale bensì come l'Usato Iniziale. Infatti, grazie alle sue feste, grazie al suo desiderio di essere sempre circondato dalle belle ragazze di cui è appassionato, grazie forse anche alla sua propensione a pagarle per allietare le sue notti, e grazie soprattutto alla sua generosità che lo porta ad aiutare chi ha bisogno (soprattutto se portatrice di gioventù e di tette e gambe lunghe), Berlusconi più che ricattabile è diventato semplicemente esposto. Come un sistema operativo pieno di bug, è diventato facilissimo da raggiungere e penetrare. Basta essere una bella ragazza molto disponibile (di una disponibilità anche solo dimostrata e non quindi necessariamente realizzata) per entrare nelle sue dimore private, per partecipare alle sue cene frequentate da gente molto importante, per entrare a contatto con chi può promettere una partecipazione ad uno show televisivo o ad un film o ad una assemblea di eletti dal popolo (abbiamo infatti prima dimostrato che nella visione berlusconiana la carriera televisiva e quella politica coincidono, perchè sono entrambi palcoscenici mediatici e spettacolari). Colui che ha portato il Grande Fratello in Italia, è quindi diventato lui stesso un surrogato del Grande Fratello. Vuoi avere quell'esposizione mediatica che ti permette di avere un po' di fama e, quindi, di venderti per serate in discoteca, per ospitate televisive, o per entrare nel listino di un Governatore? Vuoi fare tutto ciò ma hai paura che i posti da tronista o da velina o da abitante della casa del Grande Fratello siano pochi? O pensi semplicemente che quel tipo di trafila sia un po' troppo lungo? Niente paura, oggi hai a disposizione il perfetto surrogato di un casting, anzi il migliore e più veloce e più efficace dei casting: partecipa ad una cena col Premier e fatti aiutare economicamente da lui. Ed il gioco è fatto. Dopo è sufficiente parlare con un giornalista o con un magistrato e puoi evitare la trafila del trono di Maria De Filippi o la fatica di un casting per un piccolo ruolo in una fiction. E puoi anche saltare a piè pari il lavoro sul territorio che era fino a ieri necessario per aspirare ad una carriera politica costruita con dignità. Il Premier costruito dalla televisione è diventato lui stesso (poetic justice direbbero gli americani) un programma televisivo. Il più seguito e morboso dei Reality. E del resto era inevitabile che colui che ha voluto a tutti i costi trasformare la Politica secondo le regole della televisione finisse con l'essere ingoiato anche lui dal meccanismo dello show eterno e che da tale meccanismo venisse ridotto a protagonista di reality: con chi va a letto? Quanti anni ha? Come l'ha conosciuta? E chi sono quelle misteriose star televisive e ministre che partecipano ai suoi bunga bunga? E' molto triste che il Premier non capisca che la colpa di tutto ciò non è della Sinistra né della Magistratura: ma è solo colpa sua, dei suoi giornali che uccidono a colpi di gossip (e che non a caso provarono a ferire Veronica Lario con le stesse armi del marciume a sfondo sessuale in cui oggi è invischiato il Premier), delle sue televisioni che hanno costruito l'illusione della celebrità facile e costruita sul nulla, dei suoi libri-fotoromanzi dove ha esposto senza vergogna i suoi figli, la sua mamma, i suoi nipoti, le sue donne; della sua idea di commercio fondata sulla mercificazione del corpo. Forse convinto che avrebbe sempre mantenuto il controllo della propria esposizione, Berlusconi è stato invece bellamente ingoiato dalle sue stesse regole. E di questo dovrebbe provare vergogna: del non essere più un Premier, ma semplicemente una macchietta da spettacolo televisivo di serie B. E' talmente orgoglioso del suo essere “appassionato di belle ragazze” dall'aver ridotto se stesso ad un ufficio di collocamento per belle ragazze; protagonista imbarazzante ormai delle cronache gossippare più che politiche, un uomo di cui si parla solo per le presunte amanti, per le presunte orge, per la presunta pedofilia. Ha usato tette e culi per vendere; ed oggi tette e culi usano lui per piazzarsi sul mercato. Umiliante e vergognoso. Non solo a livello umano, ma anche e soprattutto a livello politico e culturale.

4) Perchè Berlusconi rappresenta ormai palesemente un modello culturale che non propone al Paese alcuna modernità ma lo blocca, invece, dentro una cultura maschilista, che guarda solo al passato, alla Destra di tradizione fascista più che alla moderna Destra europea. Un passato in cui le Donne hanno parola, visibilità e potere solo quando sono desiderate dal Capo e solo finchè al Capo sanno dire di SI. Ed un Paese in cui su questa idea del Femminile è costruita la Cultura egemone è inevitabile che sia un Paese in cui molte ragazze decidano di puntare sul proprio corpo e sulle prestazioni sessuali per conquistare un po' di fama: non per colpa loro, ma perchè questo ha insegnato loro l'esempio del Grande Fratello, dei Tronisti, dell'osceno contenuto delle intercettazioni del Premier che parla di attrici e vallette. Non sono le donne a volere questo, ma sono gli uomini a pretendere che funzioni così. Ma soprattutto in un Paese siffatto è tragicamente inevitabile che le donne vengano uccise quando lasciano i mariti o litigano coi fidanzati; che vengano uccise quando dicono No ad un uomo. O che vengano uccise da altre donne quando nasce il sospetto della competizione per un Uomo (vedi i recenti casi di Sarah Scazzi o della donna di Torino). Questa cronaca raccapricciante è figlia e conseguenza della meschina cultura che sta dietro la battuta del Premier: la cultura del Collezionismo da appassionato, la cultura delle Donne ridotte a semplici oggetti che nulla ha a che vedere con l'amore verso le Donne. L'omofobia non è quindi il centro del discorso ma solo una inevitabile conseguenza del maschilismo del Premier: perchè in un mondo di uomini fatti come Lui non può ovviamente esserci spazio per chi non colleziona ragazze. E questo dovrebbe terrorizzare gli eterosessuali non ricchi e potenti (cioè il 99% degli uomini), ma condannati a confrontarsi con quell'irraggiungibile modello di "maschilità", prima ancora che noi omosessuali.

sabato 6 novembre 2010

Il papa arriva a Barcellona. Ad attenderlo flash mob gay e contestazioni


Benedetto XVI visita la Spagna. Su internet monta la protesta: su Facebook l'"evento-lampo" che prevede un bacio tra persone dello stesso sesso proprio davanti al pontefice

Il loro gruppo su Facebook è stato cancellato per tre volte senza che fossero date spiegazioni convincenti dai gestori del social network, ma gli organizzatori del “Queer Kissing Flashmob”, “evento-lampo” che prevede un bacio tra persone dello stesso sesso proprio davanti al papa durante la visita a Barcellona, sono riusciti a farlo ripartire. Negli ultimi due giorni le adesioni si sono impennate passando da 1400 a quasi 3000. La speranza è che almeno 300 coppie omosessuali si ritrovino domani per baciarsi nella città catalana davanti a Benedetto XVI. “Darse un beso durante dos minutos al paso del Papa por la Catedral. No pancartas, no banderas, no gritos, no consignas”. Niente slogan, niente cartelli. “Sólo se admiten besos”, sono ammessi solo baci recita l’invito che compare sulla pagina di Facebook e sul sito degli organizzatori: queerkissingflashmob.wordpress.com. Alla fine, silenziosamente, tutti se ne andranno per la loro strada lasciando il pontefice ai suoi fedeli.

Per Barcellona l’arrivo di Benedetto XVI non è un evento solo religioso. Il papa viene infatti a consacrare la basilica della Sagrada Familia, l’opera ultima di Antonio Gaudì, architetto visionario i cui edifici segnano il paesaggio urbano della capitale catalana. In costruzione da 130 anni, la Sagrada Familia non è ancora terminata: le previsioni attuali parlano del 2030 come conclusione dei lavori. Un’occasione sulla quale certamente si fisserà l’attenzione del mondo, quella stessa attenzione che gli organizzatori sperano si concentri sul loro bacio. Un obiettivo di fatto già raggiunto, a giudicare dalla risonanza mediatica avuta dall’annuncio. “L’idea è stata del tutto spontanea, una protesta assolutamente pacifica e simbolica” spiega Joan Perez, che fa parte del gruppo di organizzatori del flashmob (non tutti omosessuali). “Lo facciamo per mostrare la nostra insoddisfazione verso un’istituzione che è contro l’espressione dei diritti sessuali e emotivi di molte persone che non praticano esclusivamente sesso riproduttivo o che non si amano nel modo in cui questa istituzione pretenderebbe” spiega all’agenzia spagnola EFE Marylene Carole, un’altra promotrice.

Il bacio di massa omosessuale davanti a Benedetto XVI è però solo una delle tante manifestazioni di dissenso che attendono la visita del capo dei cattolici. Jo no t’espero è un’altra iniziativa alla quale hanno già aderito oltre 60 organizzazioni di vario orientamento. La pagina su Facebook ha raggiunto quota 6500 adesioni. I promotori di Jo no t’espero hanno fatto stampare migliaia di manifesti e locandine contro la visita del Papa che a Barcellona, che si vedono un po’ dappertutto: sui muri, nelle vetrine, alle finestre. Negli ultimi anni i cattolici spagnoli si sono opposti con molta decisione, ma scarso successo, contro le riforme laiche del governo Zapatero Anche per questo gli oppositori di Benedetto XVI contestano il costo della visita papale, oltre 2,5 milioni di euro che ricadrebbero sulle casse dello Stato.

Nel frattempo, il gruppo “Visita del papa Benedicto XVI a Santiago de Compostela y Barcelona” aperto dalla conferenza episcopale spagnola non riesce a raccogliere lo stesso consenso dei gruppi oppositori. I partecipanti risultano essere 1200.

di Luigina D’Emilio
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“Un registro regionale per le coppie di fatto”

Intervistato Pino Apprendi (deputato regionale PD), che con Alessandro Aricò (deputato regionale FLI), collabora con il Coordinamento Stop Omofobia Palermo e l'avv. Corrada Giammarinaro alla stesura del progetto di legge regionale siciliana contro le discriminazioni delle persone omosessuali.

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Intervista al parlamentare del Pd Pino Apprendi

“Un registro regionale per le coppie di fatto”

 
6 novembre 2010 -  “Mi piacerebbe che si potesse accelerare l’iter parlamentare del disegno di legge contro l’omofobia per la istituzione del registro regionale delle unioni civili e coppie di fatto. Ed è per questo che ho inviato una lettera al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, e a quello della Commissione Affari istituzionali. ”
Sono queste le prime parole pronunciate da Pino Apprendi, parlamentare Pd, intervistato da BlogSicilia sulla sua volontà di perseguire in questa sua intenzione a sfondo sopratutto sociale, più che politico.
Il ddl è stato presentato nei giorni scorsi, primo firmatario lo stesso Apprendi che è anche vice presidente della commissione Attività produttive dell’Ars.
“È importante che il Parlamento siciliano si esprima con fermezza e riconosca i diritti negati e dia certezze alle coppie conviventi senza distinzioni, in ossequio anche ai principi costituzionali- dice il deputato- In questo momento, in cui dilaga un’assurda violenza omofoba, volevo rinnovare il mio impegno sociale, che mette sullo stesso piano tutti i cittadini.
L’importante, nella coppia di fatto, è avere diritti reciproci e, come ben sappiamo, tanto per citare un esempio che può apparire banale, in caso di incidente o ricovero, il convivente non può nemmeno avere accesso alla cartella clinica.
Per non parlare in caso di morte. Tutto questo, in una società civile, è veramente inammissibile, sopratutto visto che in Italia si stima che le coppie di fatto siano ormai  quasi 700.000, ovvero il 5% della popolazione.
E sono in continuo aumento. In più, vorrei aggiungere-continua Apprendi- l’idea di avere un  ’registro regionale’ e non uno comunale, come esiste in altre parti d’Italia,  eviterebbe l’impugnativa da parte della Corte Costituzionale come è successo in altri comuni. Vorrei veramente risolvere questo problema una volta per tutte”.

Mamma siediti, ti devo dire una cosa... meglio gay che berlusconi